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Inizia oggi una collaborazione con il Dr.  Andrea Passini specialista in coltivazione, trasformazione, formulazione, confezionamento, commercializzazione e controllo dei prodotti per la salute a base di piante officinali,  che per Loto Onlus scriverà pillole molto interessanti sul mondo dell’erboristeria, tra falsi miti e realtà (qui potete leggere il suo curriculum-vitae: Andrea Passini)

Si assumono infatti le erbe pensando che non  possano creare problemi o interazioni, ma non è sempre così, anzi…

Eccovi quindi la prima pillola:

Aloe, panacea per tutto e per tutti?

Lo sapevate che, quando si parla di Aloe o di piante officinali, esistono tantissimi diversi estratti da considerare? E che ognuno può derivare da diverse parti di una stessa pianta?

L’ Aloe è da tempo considerata la panacea di ogni male. Quando però acquistate Aloe, cosa state assumendo in realtà?

In commercio, possiamo trovare soprattutto estratti di Aloe vera (Aloe barbadensis Mill.) e di Aloe arborescens Mill. (conosciuta come la ormai famosa “preparazione di Padre Zago”). Tra questi estratti, però, alcuni contengono soltanto il gel mentre altri il gel miscelato al succo. Cosa significa?

La foglia dell’Aloe presenta, in maggior quantità, una sostanza gelatinosa contenente (tra i vari composti) glicoproteine, vitamine, enzimi, minerali e polisaccaridi. Tra il gel e la lamina fogliare vi è però un succo contenente glicosidi antrachinonici, i composti lassativi irritanti dell’Aloe.

Se da un lato, quindi, possiamo avere un’azione emolliente e lenitiva sul sistema digerente e una interessante funzione depurativa data dal gel, dall’altro possiamo incidere sulla funzionalità intestinale e digestiva se vi è presenza del succo.

Quindi? Occorre valutare bene qualsiasi pianta assunta, soprattutto se si è in terapia farmacologica. Sia il gel che il succo possono determinare variabilità nel metabolismo delle terapie e non è un caso che gli effetti collaterali della chemioterapia siano attenuati dall’assunzione concomitante di estratti di Aloe. Inoltre, usi prolungati possono determinare ulteriori problemi a causa della presenza di quei composti antrachinonici che, isolati e in vitro, risultano cancerogeni. Sull’uomo, assunti in un estratto contenente tutte le altre parti (fitocomplesso) l’azione vista in vitro non si manifesta, ma è bene sempre valutare la risposta del singolo individuo. Come? Parlandone con una squadra di professionisti.

Dr. Andrea Passini
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