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Nuovo studio sul tumore ovarico: la parola agli autori

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Un gruppo di ricercatori di Humanitas, guidato dal professor Maurizio D’Incalci, a capo del laboratorio di Farmacologia antitumorale di Humanitas e docente di Humanitas University, e dal dottor Sergio Marchini, responsabile del Laboratorio di Farmacologia Molecolare e dell’Unità Genomica di Humanitas, ha scoperto che il genoma dei tumori ovarici è caratterizzato da tre diversi tipi di alterazioni strutturali che definiscono una diversa prognosi, ossia una diversa sopravvivenza delle pazienti con carcinoma ovarico al primo stadio.

Siamo onorati di pubblicare un commento sullo studio a cura degli autori, utile a comprenderne l’importanza scientifica. Ringraziamo di cuore il Prof. D’Incalci e il suo Team.

Le nostre ricerche sulle alterazioni molecolari del tumore ovarico hanno portato a risultati
interessanti che abbiamo diffuso alla comunità scientifica attraverso una recente pubblicazione
sulla valida rivista European Journal of Cancer (Pesenti, Beltrame et al. Eur J Cancer. 2022
Aug;171:85-95).

Le indagini si sono concentrate sulle pazienti con tumore ovarico al primo stadio, ovvero il
sottogruppo la cui malattia è stata diagnosticata in una fase precoce. Nonostante le terapie attuali
siano particolarmente efficaci e portino spesso alla guarigione completa, in circa un terzo delle
pazienti il tumore si ripresenta dopo un’iniziale risposta e la prognosi è infausta.
Sebbene attualmente non esistano strategie adatte, sarebbe importante predire il rischio di
recidiva nelle donne a cui è stato diagnosticato un tumore ovarico al primo stadio. Ciò
consentirebbe di adattare la terapia in modo più mirato per ogni paziente: per le donne che hanno
un rischio minimo di recidiva potrebbe essere evitata la chemioterapia aggressiva, per coloro che
hanno un alto rischio la terapia farmacologica attuale potrebbe essere intensificata.
Con il sostegno dalla Fondazione Alessandra Bono Onlus e della Fondazione AIRC per la Ricerca sul
Cancro, abbiamo ottenuto risultati che sono un primo passo in questa direzione. Si tratta di uno
studio sul tumore ovarico al primo stadio molto esteso, condotto su ben 205 pazienti, un numero
mai raggiunto dalle precedenti ricerche poiché si tratta di un tumore raro. Ciò è stato possibile
grazie alla collaborazione tra il nostro laboratorio e centri di ricerca clinica nazionali ed
internazionali.
I risultati hanno evidenziato che si possono distinguere tre tipologie di tumore ovarico al primo
stadio quando si considera l’instabilità cromosomica. Con questo termine si intende il grado di
alterazioni che si sono accumulate nei cromosomi delle cellule tumorali, ovvero mutazioni
strutturali che coinvolgono grosse porzioni del DNA. Grazie alle tecniche oggi disponibili che ci
permettono di misurare in modo complessivo lo stato di questa instabilità, abbiamo osservato che
nel tumore ovarico al primo stadio ci sono casi caratterizzati da un’alta instabilità, altri
moderatamente instabili e casi molto stabili. Questi ultimi, in cui i cromosomi non hanno grosse
alterazioni ed assomigliano a quelli delle cellule normali, hanno generalmente una prognosi più
favorevole e un basso rischio di sviluppare recidiva.
Questo studio potrebbe avere importanti implicazioni cliniche. Per ogni paziente, la possibilità di
aggiungere il dato sul grado di instabilità cromosomica del tumore alle informazioni che vengono
già prese in considerazione per la pratica clinica permetterebbe una migliore definizione del
rischio di recidiva e quindi una gestione migliore della terapia.
Queste scoperte aprono la strada a nuove vie di ricerca. Il nostro laboratorio è ora impegnato ad
utilizzare queste conoscenze per sviluppare un sistema di monitoraggio della malattia utilizzando
la biopsia liquida, ovvero misurando la presenza delle alterazioni molecolari tumorali rilasciate nel
sangue, che viene ottenuto con un semplice prelievo. Le nuove ricerche intendono mettere a
punto una tecnica di analisi che ci consenta di identificare nel sangue le stesse alterazioni
molecolari indicative dell’instabilità genomica tumorale e di capire così il grado di aggressività del
tumore.
Luca Beltrame, Sergio Marchini e Maurizio D’Incalci


Copy number alterations in stage I epithelial ovarian cancer highlight three genomic patterns associated with prognosis

Pesenti C et al,  Eur J Cancer  2022 Aug;171:85-95.

Link: https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/35714451/

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